10/05/2026
Dentro la nuova geografia delle minacce infettive: l’Hantavirus e le zoonosi emergenti
Negli ultimi vent’anni, le malattie infettive sono tornate al centro dell’agenda globale della salute pubblica. Dalla SARS del 2003 alla MERS, dall’epidemia di Ebola fino alla pandemia da COVID-19 – che ha causato quasi 800 milioni di contagi e oltre 7 milioni di decessi nel mondo – è emersa con evidenza la vulnerabilità dei sistemi sanitari e delle economie globali rispetto alle minacce epidemiche. Ma il COVID-19 non rappresenta un evento isolato: il XXI secolo è caratterizzato da una crescente frequenza di patogeni emergenti e riemergenti, spesso di origine zoonotica, alimentati dall’interazione tra cambiamento climatico, trasformazioni demografiche, globalizzazione e pressione sugli ecosistemi naturali.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre il 75% delle nuove infezioni emerse nell’uomo negli ultimi decenni ha infatti origine animale. L’intensificazione degli scambi commerciali e dei flussi di persone, l’urbanizzazione, i cambiamenti nell’uso del suolo, l’espansione degli allevamenti e il riscaldamento globale stanno modificando profondamente le dinamiche di trasmissione delle malattie infettive, favorendo la diffusione di vettori come zanzare e zecche anche in aree geografiche storicamente non interessate.
Anche l’Europa e l’Italia stanno sperimentando in modo crescente gli effetti di questo fenomeno. Negli ultimi anni si sono registrati focolai autoctoni di Dengue, Chikungunya e West Nile Virus nei principali Paesi dell’Europa meridionale, mentre l’aumento delle temperature e gli inverni più miti stanno ampliando la diffusione di malattie trasmesse da zecche e flebotomi, come la malattia di Lyme, l’encefalite da zecche e la leishmaniosi. Parallelamente, cresce il rischio legato alle infezioni zoonotiche emergenti, anche in contesti apparentemente lontani dai tradizionali hotspot epidemici.
In questo scenario si inserisce la recente attenzione internazionale verso l’Hantavirus, una famiglia di virus trasmessi principalmente dai roditori selvatici. Nelle ultime settimane, alcuni casi e focolai registrati in Argentina hanno riportato il tema all’attenzione della comunità scientifica e delle autorità sanitarie internazionali, anche a seguito di episodi sospetti su una nave da crociera e delle difficoltà nel monitoraggio epidemiologico locale. L’Hantavirus non rappresenta una nuova minaccia in senso stretto, ma è emblematico di un contesto in cui la pressione sugli ecosistemi, la mobilità internazionale e la fragilità dei sistemi di sorveglianza possono accelerare l’emersione di infezioni ad alta letalità, spesso difficili da identificare tempestivamente.
Accanto alle minacce emergenti, continua inoltre a crescere la preoccupazione per l’antimicrobial resistance (AMR), definita dall’OMS una “pandemia silenziosa”. Oggi l’AMR è responsabile di oltre 1,3 milioni di decessi all’anno nel mondo e, senza interventi efficaci, potrebbe arrivare a causarne fino a 10 milioni entro il 2050. L’aumento delle resistenze antibiotiche rischia infatti di compromettere la gestione delle infezioni correlate all’assistenza e di ridurre drasticamente l’efficacia di molte procedure mediche e chirurgiche.
Le trasformazioni demografiche amplificano ulteriormente queste vulnerabilità. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento della prevalenza delle cronicità e la crescita della fragilità clinica rendono infatti una quota crescente di cittadini più suscettibile alle infezioni e alle loro complicanze. Allo stesso tempo, il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità stanno aumentando le occasioni di contatto tra uomo, animali e patogeni, favorendo fenomeni di spillover e accelerando i processi di diffusione globale.
In questo contesto, la preparedness sanitaria non può più limitarsi alla gestione emergenziale delle crisi epidemiche, ma richiede un approccio integrato e strutturale. Rafforzare i sistemi di sorveglianza epidemiologica, investire in prevenzione e vaccinazioni, sviluppare strategie di antimicrobial e diagnostic stewardship, potenziare la ricerca e garantire un accesso rapido alle innovazioni terapeutiche rappresentano oggi leve essenziali non solo per la tutela della salute pubblica, ma anche per la resilienza economica e sociale dei Paesi. La salute globale si conferma così uno dei principali terreni su cui si giocheranno competitività, sicurezza e sostenibilità nel prossimo futuro.

